STUDIO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

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COME FAR FALLIRE LA COMUNICAZIONE NELLA COPPIA - PARTE II

 

È sempre con le migliori intenzioni che si producono i risultati peggiori. (O. Wilde) 

 

In questo articolo parleremo di rapporti di coppia e comunicazione. Spesso i conflitti di coppia si generano nel contrasto tra idee personali che vengono elevate a realtà oggettive da imporre al partner. Ognuno crede di avere più ragione e di essere più nel giusto del partner. Prima di arrivare ad una terapia di coppia può essere utile riconoscere tali modalità ed evitarle per ottenere già un significativo miglioramento dei rapporti.

 

Nell’articolo Come far fallire la comunicazione nella coppia - Parte I abbiamo individuato alcune modalità comunicative che generano contrasto e incomprensione tra partner.

 

Una delle caratteristiche comuni di queste modalità comunicative è quella di partire dal presupposto che le proprie idee, pensieri e sentimenti abbiamo una legittimità maggiore di quelli del partner.

 

Pertanto, chi usa queste modalità comunicative, assume un ruolo di attacco che costringe l’altro a mettersi in una complementare posizione di difesa. I ruoli interpretati generano la modalità interattiva tipica dello scontro che allontana sempre di più i contendenti da un terreno di condivisione.

 

Nella coppia poi questi ruoli sono interscambiabili: chi è stato attaccato in precedenza può successivamente diventare attaccante, qualora le condizioni interattive siano favorevoli alle sue argomentazioni di attacco.

 

Dunque vediamo quali sono le altre modalità comunicative certamente utili per far fallire la comunicazione

in una coppia.
6. "Te l’avevo detto!”

 

Sono varianti che generano gli stessi effetti anche:  

 

“Lo sapevo io!”  

 

“Non mi hai voluto dare retta!”  

 

“Hai visto?!”

Chi fa queste affermazioni ci sta sottolineando gli errori commessi e già individuati a seguito del fatto. Questo genera ancora più frustrazione e rabbia in chi ha commesso l’errore. Rabbia che si rivolterà da sè stessi alla persona che avrà pronunciato questa infelice frase, diventandone il parafulmine.   
7. “Lo faccio solo per te!”

 

È una modalità comunicativa che informa di qualcuno che sta compiendo un sacrificio per qualcun’ altro. Ciò fa sentire l’altro in debito per qualcosa che non ha chiesto e gli farà provare una sensazione di inferiorità.

 

Inoltre, questa modalità comunicativa vìola la regola sociale che vuole che non si faccia mai pesare agli altri quello che facciamo per loro, pena: una grande reazione di rabbia e biasimo.

Come tutte le altre modalità, anche questa ci dice molto delle intenzioni di chi la pronuncia. Chi usa queste modalità vuole descriversi come persona che si sacrifica e che ha bisogno di essere riconosciuta e gratificata in questo ruolo, per qualcosa che, se fosse stato fatto veramente per nobiltà e generosità, non sarebbe stato

sottolineato.   
8. “Lascia faccio io!… (perché tu non sei capace)”

 

Chi lo dice, sembra che voglia fare un atto di gentilezza, ma in realtà sta pensando che l’altro non è capace e maschera questo pensiero implicito nell’altruismo.

 

Ma non è detto che l’altro non sia capace, magari è capace a modo suo e questo non rientra nelle modalità accettate dall’altro, ma di certo ben presto scoprirà come disimpegnarsi dalle sue mansioni.

Ciò genera una continua spirale di pensieri e azioni che alimentano l’equivoco e creano vantaggi per la persona ritenuta “incapace”. 
9. Biasimare
: è una modalità comunicativa attraverso il quale ci si congratula o complimenta con qualcuno, ma subito dopo si afferma che avrebbe potuto fare di meglio. Dunque sono tutte quelle affermazioni che presentano un’iniziale accettazione, salvo poi scoprire i veri intenti della persona. Ad esempio “Bravo…ma potevi…”.
Il contrasto tra la prima parte e la seconda della comunicazione genera conflitto e sensazione di fallimento in chi se la sente dire.

 

Situazioni quotidiane possono essere quelle in cui uno dei partner si impegna a fare qualcosa che non rientra nelle sue doti ma lo fa per piacere all’altro e dunque si sperimenta in cucina, regali, servizi…ad esempio: lui che regala uno splendido e costoso anello in oro giallo e lei che replica: “bello amore, ma come hai fatto a dimenticarti che a me piace l’oro bianco!”

 

Le modalità comunicative illustrate nella Parte I e II dell’articolo hanno alcune caratteristiche in comune:

 

- Si basano sulle migliori intenzioni: ad esempio far cambiare l’altro dicendogli cosa non va, puntualizzando, recriminando, cioè utilizzando strategie non idonee allo scopo che si vuole raggiungere. Paradossalmente queste modalità comunicative generano proprio gli effetti contrari, come abbiamo visto.

 

- Chi usa queste modalità è proprio convinto di avere ragione. Cioè pensa che se non riesce nei suoi intenti è a causa di caratteristiche intrinseche dell’interlocutore e non per modalità comunicative poco efficaci (ad esempio: “è lui che non capisce” “è un insensibile, egoista....”). Questo genera una sorta di tiro alla fune: quanto più tiro l’altro dalla mia parte, tanto più l’altro tirerà dalla sua. E così si innesca la spirale di incolmabili incomprensioni.

 

- Tutte queste modalità comunicative propongono all’altro una visione parziale e personale delle cose e non danno all’altra persona la possibilità di esprimere la propria visione, ma lo inducono a rispondere complementarmente o simmetricamente, come abbiamo visto negli esempi.

 

Dunque non è sufficiente avere buone intenzioni per generare buone relazioni, ma è indispensabile rendersi conto che le modalità di comunicare possono risultare più o meno efficaci.

 

Una volta individuate queste modalità comunicative fallimentari, il primo passo per iniziare un cambiamento verso modalità più costruttive, sarà evitarle*.

 

Il secondo passo, che vedremo tra poco, sarà quello di provare a sostituirle con modalità di dialogo in grado di farci raggiungere lo scopo.

 

Pertanto vi rimandiamo alla lettura dell’articolo La comunicazione nella coppia

 

* liberamente tratto da Correggimi se sbaglio di Giorgio Nardone.

 

Pubblicato il 19 febbraio 2015

 

Dott. Carlo Grolli
Dott.ssa Marta Erba

 

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