STUDIO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

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VIOLENZA DI GENERE E RUOLO

 

In questo articolo parleremo di violenza di genere, improprietà situazionali, ruolo, schemi d’azione, arte della guerra e corsi di autodifesa personale.

 

In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, pubblichiamo un estratto dell’intervento che abbiamo tenuto ad un convegno sul tema della violenza di genere.

 

Siamo partiti dall’idea che in una situazione di aggressione - come un tentativo di stupro o molestia - la “vittima” possa mettere in atto azioni e comportamenti che permettano di uscire dal ruolo dell’aggredito e rompere gli schemi della situazione. Cosa succederebbe se l’aggredito non si comportasse da “vittima”? Cosa succederebbe se l’aggredito reagisse oppure si comportasse spiazzando l’aggressore con azioni e comportamenti inusuali per una “vittima”? Questi spunti sono stati utilizzati in un recente corso di autodifesa personale rivolto a donne di tutte le età.

 

La psicologia e la sociologia ci dicono che tutte le interazioni tra persone avvengono attraverso dei ruoli.

 

Questo accade in tutti i tipi di relazioni e in tutti i contesti delle situazioni quotidiane: quando siamo al lavoro, con gli amici, in strada, con i familiari e persino con gli sconosciuti.

 

Questi ruoli vengono scelti in modo più o meno consapevole ed esplicito e in modo più o meno finalizzato, a seconda della situazione in cui ci troviamo, oppure qualcun altro o la stessa situazione, ci costringono ad assumere un ruolo, come ad esempio nelle situazioni di aggressione.

 

Si crea una coerenza tipica, un collegamento tra situazione e ruolo.

 

Facciamo qualche esempio.

 

Quando sono dal medico, mi aspetto che sia lui ad ascoltare ciò di cui ho bisogno e non viceversa, se sono ad un funerale le persone avranno atteggiamenti e modi di comportarsi ben differenti da quelli possibili ad un matrimonio. Interagire con il mio capo sul posto di lavoro può essere diverso dal mangiare insieme alla sagra di paese. Chiunque di noi può aver fatto esperienza di “sentirsi un altro” di fronte a persone diverse o in situazioni differenti.

 

Infatti, ogni situazione e contesto ci dicono quale ruolo possiamo interpretare e il ruolo ci dice come possiamo comportarci e cosa possiamo fare o non fare, dire o non dire.

 

L’adeguatezza tra contesto e ruolo è uno dei pilastri dell’educazione. Ognuno di noi, sin da piccolo, impara come comportarsi nelle varie situazioni della vita sociale e interpersonale. Questo apprendimento continua per tutta la vita in gradi via via più complessi.

 

Se questa corrispondenza tra situazione e ruolo, tra comportamento atteso e comportamento realizzato non c’è, parliamo di improprietà situazionali. Con questo termine, il sociologo canadese Erving Goffman definiva le infrazioni alle norme che regolano le interazioni tra persone (Goffman, 1971).

 

Ad esempio, se ci troviamo in metropolitana e improvvisamente qualcuno comincia a cantare la lirica, escluso che lo faccia per denaro o che siate in una candid camera, tutti i presenti giudicheranno come atipico il comportamento della persona.

 

Questa atipicità, la stranezza del comportamento, si è generata proprio perché è stata disattesa la regola di contesto che non prevede lo schema “cantare la lirica in metropolitana”, cioè si è creata una improprietà situazionale.

 

Dunque ogni contesto e situazione generano ruoli e modi adeguati di comportarsi.

 

Ciò accade anche nelle situazioni di aggressione - come ad esempio nei casi di violenza sulle donne - dove i ruoli presenti sono quello dell’aggressore e quello dell’aggredito.

 

Ma cosa succederebbe se uno dei due ruoli creasse una improprietà situazionale, cioè si comportasse come non ci si aspetterebbe in quella situazione?

 

Ovvero, cosa succederebbe se l’aggressore non si comportasse da aggressore? E, cosa succederebbe se l’aggredito non si comportasse da aggredito?

 

Magari l’aggressione non avrebbe luogo…

 

Allora, in un’ottica di difesa personale, potrebbe essere utile per un potenziale aggredito sapere come creare questa improprietà situazionale, cioè rompere le regole della situazione di aggressione e stupire l’aggressore.

 

Come fare?

 

Alcuni modi per creare improprietà situazionale e dunque uscire dal ruolo dell’aggredito ci vengono suggeriti dall’arte della guerra di Sun Tzu, che è un antichissimo trattato di strategia militare, al quale tuttora si ispira chiunque voglia generare un comportamento finalizzato, come appunto chi deve vincere una guerra oppure difendersi da un’aggressione.

 

L’arte della guerra fornisce preziose indicazioni sulla gestione di un conflitto, sulle strategie, sulle manovre di attacco e difesa, sui rapporti psicologici e comunicativi con il nemico.

 

Infatti, l’arte della guerra prevede la valutazione dei punti di forza e dei limiti di sé stessi, del nemico e del campo di battaglia nell’ottica di poterli sfruttare al massimo per conseguire la vittoria. Che in una situazione di aggressione vuol dire uscirne con il minor danno possibile.

 

Come psicologi e psicoterapeuti che utilizzano un metodo di lavoro orientato alla soluzione del problema e caratterizzato dalla ricerca continua di modalità per aumentare le possibilità di scelta delle persone, abbiamo pensato che sarebbe utile inserire nei corsi di difesa personale, la possibilità di ragionare su come aumentare le possibilità di uscire dal ruolo di aggredito, in una situazione di aggressione.

 

Il concetto di improprietà situazionali e i principi dell’arte della guerra ci sono venuti in aiuto suggerendoci alcuni spunti di riflessione.

 

Gli spunti che brevemente riassumiamo, possono essere utili per tutte le donne che si interrogano su come aumentare il loro grado di sicurezza nelle varie situazioni quotidiane. Gli stessi, sono stati utilizzati proficuamente in un recente corso di sicurezza personale rivolto a donne di tutte le età, nel quale siamo stati chiamati a dare il nostro contributo.

 

I due contributi teorici dell’arte della guerra e dal concetto di improprietà situazionale di Goffman permettono di:

 

1. valutare le possibili situazioni di rischio: chiedersi quali sono le situazioni percepite come “rischiose”. Chiedersi quali possono essere, in quelle situazioni, i vantaggi che si potrebbero offrire ad un potenziale aggressore in termini di caratteristiche dell’ambiente (percorsi effettuati), fattori di contesto (orario, presenza di altre persone, vie di fuga), fattori personali (uso di dispositivi e auricolari). Chiedersi come poter ridurre questi vantaggi e come creare svantaggi al potenziale aggressore utilizzando elementi di contesto.

 

2. valutare alcune caratteristiche personali che potrebbero essere uno svantaggio o un vantaggio in una situazione di aggressione. Chiedersi come trasformare gli svantaggi in vantaggi. Chiedersi come poter creare improprietà situazionali al fine di aumentare le possibilità di scongiurare il rischio di aggressione.

 

3. confrontarsi e condividere con altre donne, amiche, sorelle, madri, colleghe, ma anche con gli uomini, i punti 1. e 2..

 

Pubblicato il 3 marzo 2022

 

Dott. Carlo Grolli
Dott.ssa Marta Erba

 

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Pertanto mi auguro che questo sito possa diventare un luogo virtuale nel quale trovare informazioni, domande nuove, risposte inaspettate su argomenti e temi ai quali tento di rispondere attraverso la psicologia.

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