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AMAXOFOBIA: PAURA DI GUIDARE ED EVITAMENTO
Paura evitata, paura incrementata. (G. Nardone)
Paura di guidare
In quest’articolo parleremo di paura di guidare, autostima, evitamento e strategie di gestione dell’ansia e della paura.
L’amaxofobia, ovvero la paura di guidare un automezzo, è uno dei disagi più diffusi. Può coinvolgere uomini e donne di tutte le fasce di età e livello socio - culturale, anche se ci sono notevoli differenze nella modalità di manifestarsi e nelle strategie per gestire tale fenomeno da parte delle persone interessate.
Queste differenze dipendono da fattori quali il ruolo sociale e i contesti significativi per la persona, la percezione di autoefficacia, le aspettative e i significati personali che ognuno attribuisce alla propria esperienza quotidiana.
Tra le strategie maggiormente utilizzate per gestire le paure, come quella di guidare, c’è l’evitamento, ovvero evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate all’insorgere della paura. Questa strategia è un’arma a doppio taglio che da un lato permette di ridurre la paura con effetti immediatamente benefici, dall’altro ci ricorda che “non posso fare qualcosa per paura di…”, con effetti a lungo andare sulla propria percezione di autoefficacia (autostima). L’evitamento è anche una trappola paradossale che genera una spirale di ulteriori evitamenti sino alla completa rinuncia.
La paura di guidare si può manifestare in varie situazioni, le più comuni sono la guida di notte, su percorsi non conosciuti, su strade a scorrimento veloce o autostrade, nel traffico o nel momento dell’attraversamento di ponti e gallerie. Spesso viene riferita anche la paura di perdere il controllo dell’automezzo e investire altri veicoli o pedoni - anche volontariamente tipo raptus - oppure essere coinvolti in incidenti stradali.
Queste situazioni possono generare paura ancora prima di mettersi alla guida, immaginarsele fa già scattare la voglia di evitarle. Chi riesce a superare questa “paura anticipatoria” e si mette alla guida, riferisce di essere accompagnato da intensa agitazione e ansia durante il viaggio, che spesso viene gestita attuando comportamenti di estrema cautela che paradossalmente possono esporre a rischi maggiori per la propria incolumità. Anche dopo un’esperienza di guida, l’idea è spesso quella di essere “scampati ad un pericolo”, idea che alimenterà, come un circolo vizioso, la paura di guidare che si presenterà in occasione del prossimo viaggio.
Può avere problemi a mettersi alla guida non solo chi è già stato coinvolto in incidenti stradali, ma soprattutto chi non ne ha mai, fortunatamente, avuto esperienza.
La paura di guidare può essere meno presente quando si è da soli oppure in compagnia di persone che conoscono la problematica e hanno un atteggiamento paziente e non incalzante, ma potrebbe aumentare in compagnia di persone dalle quali ci si sente giudicati.
La percezione di autoefficacia, ovvero l’idea di essere in grado o meno di affrontare le situazioni che giudichiamo “difficili”, ha un ruolo molto importante nella gestione della paura.
Ad esempio, per chi è alle prime esperienze di guida (neopatentati) o per chi deve riprendere a guidare dopo un incidente, la percezione di autoefficacia può essere un fattore limitante qualora prevalgano sensazioni e idee di “non farcela” o “non essere in grado”, oppure le persone significative del proprio ambiente non incoraggino a superare tale idea, spesso neanche comprovata dall’esperienza.
Di contro, un’idea eccessivamente sicura di sé e delle proprie capacità o una fiducia ottimisticamente riposta nella tecnologia dei mezzi guidati, può paradossalmente esporre a maggiori rischi anche i guidatori “esperti”.
L’evitamento è la strategia più utilizzata per gestire la paura di guidare. Vengono evitate tutte le situazioni di guida associate alla paura nelle esperienze pregresse o nell’idea che ci si possa trovare in difficoltà a causa dell’ansia e dell’agitazione derivanti dalla guida. La soluzione più estrema è ovviamente quella di evitare completamente di utilizzare un automezzo per gli spostamenti personali.
L’evitamento è un’arma a doppio taglio perché se da un lato produce il sollievo immediato dalla paura e dall’ansia, dall’altro potrebbe generare l’idea di non essere in grado di guidare e la sensazione di sentirsi limitati e poco efficaci. A nessuno di noi piace sentirsi limitati e non capaci di affrontare le difficoltà, dunque gestiamo queste sensazioni costruendoci argomentazioni e teorie per celare tali sentimenti di inadeguatezza.
Ad esempio, alcune idee di senso comune aiutano il genere femminile ad essere autorizzato a sentirsi “meno capaci” di guidare, che è un’attività ancora fortemente connotata da caratteristiche maschili. Pertanto sarà più facile trovare un accompagnatore, facendo leva anche sui significati associati al genere e ai codici di galanteria che regolano i rapporti tra sessi. Un’altra idea di senso comune spesso adottata come giustificazione per non guidare è l’aumentata pericolosità delle strade o il buio e le condizioni climatiche avverse (pioggia, neve, nebbia). Non vogliamo certo dire che non dobbiamo più considerare le regole di galateo o della “cavalleria” e neppure fattori di rischio per la guida come le condizioni meteo o di visibilità, ma quando queste servono a giustificare una limitazione auto - imposta, potrebbe essere il caso di riflettere sull’opportunità di affrancarsene e affrontare a fondo la problematica.
L’evitamento è anche una trappola paradossale, perché se nell’immediato riduce gli effetti della paura, dall’altro potrebbe condurre sempre più il soggetto ad incrementare gli evitamenti, sino alla completa rinuncia a guidare. Oppure, percependo tale strategia come efficace nell’immediato, usarla anche per gestire altre paure e dunque generarne altre come in un circolo vizioso. L’uso spropositato dell’evitamento è anche all’origine dei cosiddetti disturbi fobici.
Dunque la soluzione dell’evitamento può avere un impatto sulla vita sociale o lavorativa della persona, limitando le possibilità di scelta e di movimento. Infatti, l’amaxofobia diventa un problema che può portare a consultare uno psicologo psicoterapeuta proprio quando la persona sente come estremamente limitanti le soluzioni messe in atto per gestire la paura.
Pubblicato il 17 dicembre 2014
Dott. Carlo Grolli
Dott.ssa Marta Erba
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